Calabria e la memoria dei luoghi Ora si racconta nel «parco Abate»

da "L'Unità" del 28/04/2014

di Salvo Fallica

Nasce a Carfizzi, nell’entroterra cotronese, il primo parco letterario dedicato ad uno scrittore vivente. Si tratta del calabrese Carmine Abate, uno dei migliori narratori contemporanei italiani, che ha successo anche all'estero. La sua scrittura ha una valenza antropologica e sociale. L'autore sa rielaborare in maniera originale nell'invenzione narrativa la memoria collettiva e la memoria soggettiva. Così Abate inizia a raccontare a l'Unità la genesi di questa novità: «L'idea è nata dall’esigenza del sindaco di Carfizzi (nel Crotonese), Carmine Maio, di conservare e mettere in risalto la memoria collettiva, che io ho raccontato attraverso i luoghi, le storie e le tradizioni del paese, dal mio primo libro, I germanesi. Storia e vita di una comunità calabrese e dei suoi emigranti, scritto con mia moglie Meike Behrmann e uscito in Germania nel 1984, fino al romanzo più recente, Il bacio del pane, pubblicato da Mondadori pochi mesi fa. Una memoria, però, che non ha nulla di nostalgico; anzi, è una memoria concreta, da utilizzare come bussola per orientarci meglio in questo nostro presente sempre più aggrovigliato e complesso».

Quali emozioni ha provato quando ha saputo la notizia?

«La mia prima reazione è stata di stupore e subito ho fatto i debiti scongiuri: da quanto ne so, è il primo parco dedicato a un autore vivente. Il che ovviamente può essere un vantaggio: è un parco letterario in fieri, proiettato verso il futuro, avendo io in cantiere nuove storie di riscatto e di speranza».

È interessante capire come sarà strutturato il parco letterario? Quali saranno le caratteristiche peculiari?

«Ci sarà una sede centrale in una vecchia casa signorile, già Centro sociale, che stanno finendo di ristrutturare in funzione del Parco. Accoglierà tutte le varie edizioni dei miei libri in cui è contenuta la storia del paese dalla sua fondazione per opera di profughi albanesi alla fine del Quattrocento fino ai giorni nostri, passando dalle occupazioni delle terre all’emigrazione. Ci sarà una sala multimediale, dove si potranno vedere dei filmati o interviste, sfogliare gli ebook e altri materiali iconografici in touch screen; una sala con un’esposizione fotografica e un mosaico creato ad hoc; una biblioteca e un percorso didattico per le visite degli studenti…».

Oltre ai suoi libri dovrebbero essere raccolti tutti gli articoli su di lei ed i suoi libri in Italia e nel resto del mondo...

«Sì, almeno questa è l’idea. E naturalmente il Parco potrà contare sul mio aiuto per il materiale più raro, come ad esempio le prime edizioni dei miei libri con piccoli editori o delle traduzioni in numerose lingue straniere, a cui si stanno aggiungendo l’arabo e il giapponese».

Da «La collina del vento» alla idilliaca (eppur reale) cascata del Giglietto (ne «Il bacio del pane»), vi saranno tutti i luoghi narrati nei suoi romanzi?

«Non credo tutti. Vi saranno sicuramente i luoghi più importanti e simbolici (ad esempio la Montagnella, dove ogni anno, da circa un secolo, i tre paesi arbëreshe del Crotonese festeggiano assieme il Primo Maggio) che potranno essere raggiunti attraverso dei percorsi molto suggestivi. In ognuno di questi luoghi vi sarà una sorta di leggio di metallo con una mia frase che lo riguarda. In futuro si potrebbero includere i luoghi di altri paesi e città che ho raccontato nei miei libri».

La Calabria a differenza della Sicilia ha una immagine meno forte, è più chiusa in sé stessa, i suoi aspetti positivi sono poco noti. Grazie ai suoi romanzi si scopre anche un'altra Calabria, sia sul piano etico che estetico, pensa che il parco letterario possa essere l'inizio di un salto di qualità?

«Io sto raccontando la complessità della Calabria, senza nascondere i lati negativi che sono sotto gli occhi di tutti, come la ‘ndrangheta, il malaffare, l’illegalità diffusa, ma nel contempo mettendo in risalto anche gli aspetti positivi, che riguardano il paesaggio e le persone, il piano estetico ed etico. Sarei però un illuso se pensassi che un parco letterario possa rappresentare l’inizio di un salto di qualità. Questo salto lo possiamo e lo dobbiamo fare tutti insieme, la rinascita deve partire dalla gente comune. Un parco letterario con le storie che contiene può servire da sprone. Sarebbe già un successo se il nostro Parco, oltre a rilanciare il turismo culturale nella zona, riuscisse a coinvolgere i giovani calabresi, fungesse da collante tra le generazioni. E non sarebbe poco».

Subito viene in mente il grande effetto positivo di Salvo Montalbano per il Sud est della Sicilia. Quanto piacciono Camilleri e Montalbano ad Abate?

«Tantissimo. Confesso che non mi perdo una puntata di Montalbano, mi piace il personaggio sornione e intelligente, che ha un legame forte con la propria terra, e mi piace Zingaretti che ne ha colto l’anima più autentica. Camilleri lo ammiro fin dal Birraio di Preston, del resto è un affabulatore nato, un “gran tragediatore”, come lo definisce Nino Borsellino nel Meridiano Mondadori con le Storie di Montalbano. E inoltre, da autore plurilinguistico fin dal mio esordio in Germania, gli sono grato per aver contribuito a ridare dignità al dialetto o alle lingue altre nelle opere letterarie. Ricordo le difficoltà che nel 1991 ho avuto a far accettare all’editore le espressioni dialettali e arbëreshe presenti nel mio primo romanzo, Il ballo tondo e come, grazie al successo di Camilleri, quella sorta di ostracismo sia stato finalmente superato».

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